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  Pensieri e scritti di Angela
  Padre Mariano da Torino
  Scrivono di Angela
 


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Meditazioni
sui misteri del Rosario.

 


Ottobre 2026

Misteri del dolore.

 

   1° mistero: Gesù nel Getsemani.

         “Padre, non la mia, ma la tua volontà!”.
Nella preghiera del Padre nostro diciamo: sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra.
Fare la volontà del Padre vuol dire compiere le opere del Padre, “Non chi dice: Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Signore”.
Quali sono le opere del Padre? Certamente le opere di misericordia corporale e spirituale. Ma ce n’è una che le compendia tutte, che diventa pieno compimento di tutte le opere di misericordia, sia di quelle che riguardano il corpo, sia di quelle che riguardano lo spirito. Quest’opera ce l’ha detta Gesù qual è: credere in Dio e credere nel Figlio suo, nell’Unigenito, nell’Amato, in colui che egli ha inviato nel mondo, nel Salvatore, in colui che è tutta la gioia del Padre, in colui nel quale il Padre si compiace, nel Messia, nell’Unto di Dio, nel Verbo di Dio.

Angela ha creduto. Davvero ha avuto una fede grande con la quale, come con una leva, ha sollevato il peso schiacciante del dolore fisico e interiore. Con la sua fede, credendo nel “suo Gesù”, Angela ha fatto la volontà del Padre che è nei cieli.



   2° mistero: Gesù flagellato.

         “L’ammirabile pazienza di Gesù, per cui egli, il più bello tra i figli dell’uomo, offrì il suo bel viso agli sputi dei malvagi. Lasciò velare dai malfattori quegli occhi al cui cenno ogni cosa obbedisce. Espose i suoi fianchi ai flagelli. Sottopose il capo, che fa tremare i principati e le potestà, alle punte acuminate delle spine. Abbandonò se stesso all’obbrobrio e agli insulti” (Sant’Aelredo, abate).
Da queste parole passa tanta mitezza e tanta umiltà, virtù che dovremmo apprendere, che Gesù stesso ci ha detto di imparare da lui, che è mite e umile di cuore, perché la nostra anima abbia riposo e ristoro.
Frequentiamola la scuola del Cuore di Gesù, del suo Sacratissimo Cuore.

Angela, durante gli anni della malattia, ha manifestato tanta mitezza, tanta dolcezza, tanta pazienza, tanto amore. Non è diventata ciò che la malattia causa nel cuore e nella mente di chi si ammala. Angela ha scelto di non essere la sua malattia, ma di portarla, di averla, ma non di identificarsi con essa. Ha vissuto facendo vedere agli adulti che era molto di più. E lo ha fatto con la fede, la speranza, la carità, vissute in modo eroico.



   3° mistero: Gesù coronato di spine.

         Gesù è stato coronato di spine. Noi che corona mettiamo sul capo del Signore? Gli mettiamo spine o un diadema regale? Noi siamo la sua corona?
La nostra vita, il modo in cui viviamo, gli dà gloria? “L’uomo vivente è gloria di Dio”, scrive sant’Ireneo. L’uomo che vive da essere spirituale la sua avventura umana, lo glorifica.
L’uomo che vive, questa vita nella carne, nella fede del Figlio di Dio, di chi per lui è morto e risorto, lo glorifica.
Il nostro modo di vivere santifica il suo nome? Contribuisce alla venuta del suo regno d’amore? Gli restituisce regalità, quella che il mondo gli usurpa, gli espropria, gli ruba continuamente commettendo il male?
Il nostro modo di vivere, di pensare, di parlare, di agire, consacra ciò che il mondo profana?
Gesù, guardandoci, può esclamare: tu sei la mia corona?
Sarebbe davvero bello se già fosse così!

Angela è stata la corona di Gesù. Davvero la nostra bambina è vissuta in modo da riconoscere in Gesù il re, il vero Re. Impariamo da lei.



   4° mistero: Gesù sale al Calvario.

         Gesù sale il Calvario portando la croce, il patibolo. Negli scritti dei Padri della Chiesa troviamo l’espressione “La verga della croce”.
Essa ci serve per attraversare il mar Rosso, uscendo dall’Egitto del peccato originale, per camminare nel deserto e giungere alla Terra della libertà, quella vera, quella dei figli di Dio, che smettono di vivere come schiavi, in casa del Padre e iniziano a vivere come figli, con l’amore dei figli, non con il timore dei servi. A vivere usufruendo di tutto quello che è del Padre.
Verga, strumento per, non patibolo infame. Verga che fiorisce, che diventa albero di salvezza che produce il frutto dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

Angela ha portato la croce: la sua malattia. L’ha usata per continuare a vivere da figlia di Dio, da figlia amata, sempre con fede, speranza, carità. Si è poggiata su questa verga per trarre da essa forza. Sì, assurdo per la logica del mondo, non per quella del regno. La croce, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, ma per chi crede, sapienza di Dio e potenza di Dio. E’ con essa che si attraversa ogni valle oscura. Perché la croce è il Crocifisso.



   5° mistero: Gesù crocifisso.

         Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma svuotò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini. Apparso in forma umana umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Siamo stati amati fino alla morte e alla morte di croce. Fino alla fine. “Non ti ho amato per scherzo”, disse Gesù a Sant’Angela da Foligno.

Angela è stata amata da Gesù di un amore smisurato, altrimenti la nostra bambina non avrebbe potuto portare il peso grandissimo della malattia, dando testimonianza agli adulti intorno a lei, medici compresi. Senza l’amore del “suo Gesù”, la malattia avrebbe schiacciato la nostra bambina, l’avrebbe portata alla disperazione, l’avrebbe fatta sentire abbandonata, l’avrebbe uccisa dentro, nel cuore. Invece sappiamo come Angela ha portato e sopportato il dolore, con quanta pazienza, con quanta fede, con quanta speranza, con quanta docilità, con quanta mitezza.