1° mistero:
Gesù nel Getsemani.
“Non la mia, ma la tua volontà, Padre!”.
Scrive San Cipriano, “Volontà di Dio è stare inseparabilmente uniti al suo amore, rimanere accanto alla sua croce con coraggio e forza,
dargli ferma testimonianza quando è in discussione il suo onore e il suo nome. Questo è adempiere la volontà del Padre”.
Se ogni mattino, al risveglio, prendessimo come proposito una sola di queste parole,
al termine della giornata saremmo felici di aver fatto la volontà di Dio, anche se con fatica, impegno, pazienza.
Perché è nel fare la sua volontà che ci si sente colmi di gioia.
Stare uniti al suo amore, concretamente vuol dire amare come ci ha amati lui, come ci ama lui:
amare chi non ci ama, chi non lo merita, secondo la logica del mondo.
Amare i nostri nemici, fare del bene a chi ci fa del male, benedire chi ci maledice, fare due miglia con chi ce ne ha chiesto uno solo,
dare anche il mantello a chi ci aveva chiesto solo la tunica, pregare per chi non ci vuole bene, riconciliarci con chi ha qualcosa contro di noi.
Rimanere accanto alla sua croce, come Maria, come l’apostolo Giovanni, come le donne. Non scappare, come hanno fatto i discepoli.
Testimoniare la verità. Non rinnegare Gesù per paura. Non tradirlo per guadagni umani.
Non consegnare la verità alla menzogna, non scambiare Cristo con Barabba, l’innocente con l’assassino.
Angela è stata una bambina che ha cercato sempre di fare la volontà di Dio, non la sua.
A fatica, con tanto impegno, si è rinnegata: ha detto no a se stessa per dire sì a Gesù, “al suo Gesù”.
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2° mistero:
Gesù flagellato.
“Non domandare, uomo, che cosa soffri tu, ma che cosa ha sofferto lui.
Da quello a cui egli giunse per te, riconosci quanto tu valga per lui e capirai la sua bontà attraverso la sua umanità.
Come si è fatto piccolo incarnandosi, così si è mostrato grande nella bontà” (San Bernardo, abate).
Meravigliose parole per contemplare questo mistero del dolore. Dolore tremendo, inimmaginabile, inconcepibile, impensabile.
Dove può arrivare un essere umano nel fare il male? Sembra che per il male non ci sia un fondo.
La flagellazione: la carne strappata. Letteralmente.
Ecco cosa ha sofferto Gesù, fin dove ha accettato di arrivare, per ciascuno di noi, singolarmente.
Ecco il nostro valore: gli siamo costati questi flagelli. Bontà senza limiti la sua. Valore immenso il nostro.
Il dolore di Angela, Gesù lo ha fatto suo. Davvero la nostra bambina ha sempre avuto accanto a sé il “suo Gesù”.
Chi meglio di lui avrebbe potuto comprendere la sofferenza grande di una bambina di appena dodici anni? Chi più di lui?
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3° mistero:
Gesù coronato di spine.
“Tu solo sei veramente il Signore: il tuo dominio su di noi è la nostra salvezza e il servire a te significa per noi essere da te salvati” (Guglielmo, abate).
Lui solo è Re, il vero Re. Tu sei re? Chiede Pilato a Gesù. Tu lo dici: io sono re.
Io sono re. Gesù lo conferma, lo sottoscrive col suo sangue.
Dalla corona di spine, dal quel casco spinoso, intrecciato di spine lunghe, dure, pungenti, nel quale viene conficcato il capo del Signore,
fuoriesce sangue che “scrive”, che scorrendo traccia un 3 (Dalla Sindone si può vedere questo).
Io sono re. Io sono Dio, uno e trino. Io sono la seconda Persona della santissima Trinità, il Figlio unigenito di Dio, il suo eletto,
l’amato, l’inviato, colui nel quale il Padre si compiace, colui che è tutta la sua gioia.
Io sono il Redentore, il Salvatore, il Liberatore.
Non fatevi sviare da questa corona: è proprio questa corona di spine, non il diadema regale dei re della terra, che dice: il mio regno non è di questo mondo.
Angela ha fatto regnare Gesù nella sua breve vita terrena.
Il dominio di Gesù nella sua storia e soprattutto nella sua sofferenza, è stato la sua salvezza:
salvezza dalla disperazione, dallo scoraggiamento, dallo sconforto, dal senso di abbandono, dallo sconvolgimento, dall’angoscia mortale, dalla tristezza.
Amare Gesù è stata la salvezza della nostra bambina.
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4° mistero:
Gesù sale al Calvario.
“Fu ben potente il figlio del falegname, che portò la sua croce sopra gli inferi che ingoiavano tutto e trasferì il genere umano nella casa della vita” (Sant’Efrem).
La croce: strumento per traghettare il genere umano dalla morte alla vita, dalle acque velenose del peccato all’acqua viva, quella che salva,
che disseta per la vita eterna, che fa sgorgare in noi una sorgente che zampilla per sempre.
Per trent’anni Gesù vive nascosto a Nazareth. Impara l’arte del falegname con Giuseppe, suo papà adottivo. Avrà avuto in mano tante qualità di legno.
Ma ora, sulla via che conduce al Calvario, prende su di sé un legno particolare, unico:
un legno che si trasformerà non semplicemente in un oggetto utile e bello, ma in albero di salvezza!
Diventerà pianta che produce il frutto dello Spirito, pianta che ci fa raccogliere il dono di Dio: lo Spirito Santo, il Dono dei doni:
la possibilità di essere nati per non morire mai più.
E Angela questo frutto lo ha raccolto e ora, nella Comunione dei Santi, lo gusta per sempre.
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5° mistero:
Gesù crocifisso.
“L’onnipotenza di Dio è onnipotenza di amore.
Sulla croce di Gesù è stata definitivamente inchiodata ogni immagine di Dio che vorrebbe caratterizzarlo come onnipotenza
di forza irresistibile e di potere che schiaccia e punisce” (Card. Angelo Comastri).
“L’amore, solo l’amore mi ha tenuto inchiodato. Non i chiodi, ma l’amore, ha avuto la forza di farmi stare appeso.
Solo l’amore mi fa fatto fare tutto questo”. Sono le parole che Gesù rivolge a Santa Caterina da Siena, che gli domanda:
Signore, ma chi te lo ha fatto fare? Signore, ma come hanno fatto questi chiodi a tenerti sospeso da terra?
La potenza dell’amore, l’onnipotenza dell’amore di Dio. Non la forza, non il potere, ma l’amore.
La croce allora non è segno del dolore più grande, ma è segno dell’amore più grande. E’ segno dell’onnipotenza dell’amore.
Segno di dove si può giungere quando si ama davvero, non “per scherzo”, di quando si ama veramente, realmente, concretamente,
non con la testa, ma con la pancia, non a parole, ma con i fatti e nella verità, non in modo ideale o virtuale, ma reale e concreto.
Angela ha sentito l’amore vero del “suo Gesù” e ha ricambiato questo amore.
Ha amato l’Amore, amando a sua volta davvero, concretamente, veramente. Impariamo dalla nostra bambina.
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